Genome-wide non-invasive prenatal screening for all cytogenetically visible imbalances

Benn P and Grati FR.
Editorial on UOG

La rivista UOG -Ultrasound in Obstetrics in Gynecology- ha accettato un editoriale del laboratorio TOMA. La dott.ssa Grati col Prof Peter Benn (Department of Genetics and Genome Sciences, University of Connecticut Health Center, Farmington, CT USA) hanno presentato le conclusioni di uno studio retrospettivo atto determinare le prestazioni e le criticità dei test screening prenatali non invasivi basati su DNA circolante che indagano tutti gli sbilanciamenti citogeneticamente visibili lungo tutto il genoma.

Il DNA fetale analizzato dai test non-invasivi basati su DNA libero circolante è derivato prevalentemente dal citotrofoblasto. Esso viene routinariamente analizzato durante la diagnosi prenatale citogenetica su villo coriale tramite analisi diretta o semi-diretta. Tramite un’analisi retrospettiva di due database citogenetico del lab TOMA, per un totale di circa 70000 villi coriali, sono stati determinati il tipo e la frequenza delle anomalie cromosomiche presenti nel citotrofoblasto per predire le prestazioni dei test di screening genomewide (GW-NIPT).

In particolare, sono state identificate tutte le anomalie cromosomiche del citotrofoblasto associate a perdita fetale, ad un fenotipo patologico alla nascita o confermate al feto. E’ stato anche considerato il rischio di disomia uniparentale (UPD), di ritardo di crescita intrauterino (IUGR) e di complicazioni della gravidanza. Non sono stati considerati gli sbilanciamenti submicroscopici (microdelezioni/duplicazioni) e ulteriori fonti di risultati falsi positivi tipiche dei GW-NIPT.

I risultati indicano che i GW-NIPT si associano ad un tasso di risultato positivo dello 0.8% in aggiunta a quello per trisomie 13,18,21 e aneuploidie X e Y. Tale valore comprende trisomie autosomiche rare (RAT; 0.5%) e sbilanciamenti parziali (PI; 0.3%). Di questo 0.8%, ≈0.1% si associa a perdita fetale dovuta a RAT (mosaico/omogenee) o ad anomalie fetali alla nascita dovute a PI a mosaico o omogenee nel feto o UPD. Il rimanente 0.7% si riferisce a mosaicismi confinati alla placenta e marcatori sovrannumerari che si associano a rischio variabile di anomalie fetali o rischio residuo incerto in termini di anomalie fetali, IUGR o complicanze della gravidanza.

I due ricercatori hanno quindi concluso che il GW-NIPT può riconoscere alcune anomalie cromosomiche clinicamente rilevanti in aggiunta a quelle identificate da NIPT standard. Tuttavia questa resa diagnostica aggiuntiva è minima (0.1%) se confrontata col più ampio numero di casi con outcome clinico incerto (0.7%), che rimangono tali anche dopo ecografia e diagnosi prenatale invasiva (magari anche supplementata da microarray cromosomico). Tale valutazione inoltre si basa su prestazioni del GW-NIPT sovrastimate, in quanto basate sull’assunto che il GW-NIPT ha la stessa sensibilità del cariotipo su citotrofoblasto con nessun falso positivo e negativo dovuto ad altre componenti o fattori che invece sono tipici del test (tumori materni, anomalie materne, mosaicismi feto-placentari, bassa frazione fetale, …). Pertanto l’utilità clinica del GW-NIPT non è chiara e rimane ancora da dimostrare.

Il manoscritto sarà presto disponibile In PubMed o sul sito della rivista UOG.

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